Senza un luogo in cui risiedere

A noi che sappiamo sempre dove andare e come andarci, ma che non abbiamo mai una casa in cui risiedere; o a noi che non sappiamo più nemmeno attraversare la strada, che della nostra dimora facciamo rocca inaccessibile, chiusa al nuovo. A tutti noi, Eliot parla sempre a tutti noi, perché quando scrive si inginocchia e prega. Non c’è altra via di scrivere qualcosa di significativo, né altro motivo per fermare su un foglio le nostre interiora: tutto il resto è vanagloria, polvere che si sperde nel vento.
Qualche verso dai Cori da «La Rocca» (II, 162-175).


Che vita vivete se non è in comune?
Non c’è vita che non sia comunità,
né comunità se non è vissuta in lode di Dio.
Anche l’anacoreta che medita in solitudine,
per cui le notti e i giorni ripetono le lodi di Dio,
prega per la Chiesa, il Corpo di Cristo incarnato.
E ora vivete dispersi su strade che si snodano come nastri,
e nessuno conosce il suo vicino o si interessa a lui
a meno che il suo vicino non gli dia troppo disturbo.
Ma tutti corrono su e giù con le automobili,
familiari con le vie e senza un luogo in cui risiedere.

(© Daniele Gigli, 2010-2024. Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)


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