La prima rivoluzione

Qualche altra parola di Wendell Berry, da quel canto di lenizione che è il suo The Unsettling of America (1977). Un raro esempio in cui poesia e critica culturale si fondono nella prospettiva dell’occhio che guarda.


La prima e più grande Rivoluzione americana, che non è mai stata superata, fu l’arrivo di gente che non guardava alla terra come a una patria. Ma c’era sempre tra i nuovi arrivati chi si accorgeva di essere arrivato in un buon luogo e ne vedeva le possibilità domestiche. Ben presto, per esempio, ci furono uomini che desiderarono stabilire insediamenti agricoli piuttosto che cercare oro o sfruttare il commercio indiano. Più tardi, sappiamo che ogni avanzamento della frontiera lasciava dietro di sé famiglie e comunità che intendevano restare e prosperare lì dov’erano.
Ma sappiamo altrettanto che queste intenzioni sono state quasi sistematica-mente rovesciate. Generazione dopo generazione, quelli che intendevano restare e prosperare lì dov’erano sono stati espropriati e scacciati, o stravolti e sfruttati lì dov’erano da quelli che stavano portando avanti una qualche versione della caccia all’Eldorado. Giorno dopo giorno, di luogo in luogo, questi conquistatori hanno frammentato e demolito le comunità tradizionali, le origini della cultura domestica. Hanno sempre detto che ciò che distruggevano era antiquato, provinciale ed esecrabile. E con frequenza allarmante, sono stati creduti e tenuti degni di fede dalle loro vittime, specialmente quanto le loro vittime erano altre genti bianche.

(© Daniele Gigli, 2023-2024. Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)


Scopri di più da Studio Anfortas

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento