Dimentica. Questa è la via sacra

Dare più di quanto si possa – si voglia – riprendere. Dimenticare il dare e l’avere. Lasciare ogni parola, ripromettendocela.
Una versione da
Le terme épars (1965 ca.) di René Char.


Se gridi, il mondo tace: si allontana col tuo proprio mondo.

Da’ sempre più di quanto tu possa riprendere. E dimentica. Questa è la via sacra.

Chi in converte l’aculeo in un fiore leviga il lampo.

Il fulmine ha solo una casa ma molti sentieri. Casa che s’innalza, sentieri senza briciole.

Poca pioggia rallegra le foglie e passa senza annunciarsi. Potremmo farci cani comandati da serpenti, o tacere ciò che siamo.

La sera si libera del martello, l’uomo resta incatenato al suo cuore.

L’uccello sottoterra canta il lutto sulla terra.

Voi sole, folli foglie, riempite la vostra vita.

La scheggia di un cerino basta ad accendere la spiaggia dove un libro morirà. L’albero sopravento è solitario. La stretta del vento lo è di più ancora.
Come l’incurante verità sarebbe esangue, se non avesse questo scoglio di rossore in lontananza su cui non si incidono il dubbio e il dire del presente. Avanziamo – e lasciamo ogni parola, a noi ripromettendola.

(© Daniele Gigli, 2024. Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)


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