La pellicola di garza tra le sempreverdi

Può un uomo accostarsi alla maternità, a quel rovescio apparente che ne è l’aborto, può un uomo accostarvisi – persino scriverne? Seamus Heaney ne scrisse con asciuttezza commossa, in quel capolavoro che è Elegy for a still-born child, che un paio di anni fa tentai di tradurre; io, che non sono lui né per mezzi artistici né per spessore umano, torno comunque a provarci, questa volta facendomi tenere per mano da una donna, dai suoi quattro aborti spontanei, da questi versi che sono la sua «risposta silenziosa», al compianto degli «altri», una risposta «impossibile da articolare in lingua quotidiana se confrontata a una vita e a un tempo reali».
Una poesia di Christine Stewart-Nuñez,
Miscarriage (2016).


Aborto / Miscarriage
di Christine Stewart-Nuñez

La pellicola di garza tra le sempreverdi
è una ragnatela di perdita.

Avvicinati. Allungati
a toccare e metti il dito

nella ragnatela che brilla.
Ricordi di avere colmato

quello spazio di desiderio?
Alcuni potrebbero soffrire

del ragno che ha lasciato
questa casa; altri farsi ansiosi

in attesa che il passo di un cervo
la distrugga. Ma tu –

tu soffri per la rete di pensieri
tessuta nel tuo stesso grembo:

intricata, lucida, forte.

(© Daniele Gigli, 2024. Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)


Scopri di più da Studio Anfortas

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento