L’amore pensato prima che vissuto – e perciò capace di attendere e di accogliere, di incamminarsi per strade oscure, purché percorse insieme. L’amore che dal pensiero va alla persona amata e da questa torna al pensiero.
Per rimarcare questo movimento di pendolo tra desiderio e realtà, tra realtà e paura di viverla, Paisley Rekdal usa la tecnica del pantoum, un componimento di origine malese arrivato in Occidente attraverso autori inglesi e francesi del XIX secolo – tra cui Baudelaire e Hugo – in cui il secondo e il quarto verso di ogni strofa diventano il primo e il terzo della successiva. Una poesia, Joan of England in Bordeaux, 1348, che inizia a scrivere nel 2020, durante il primo lockdown per «catturare il senso di angoscia, incertezza e claustrofobia che in molti di noi sentivano», insieme alla «paura di accorgersi che il mondo che conoscevi è cambiato per sempre». E allora, per afferrare l’orrore di un presente che sfugge, eccola affondare nell’Europa della Peste Nera – come compagna di cammino Giovanna d’Inghilterra, il suo amore più forte della paura, più necessario della vita.
Giovanna d’Inghilterra a Bordeaux, 1348 / Joan of England in Bordeaux, 1348
di Paisley Rekdal
La figlia di Edoardo III, Giovanna d’Inghilterra,
viaggiò durante la Peste Nera per incontrare
il suo promesso sposo, Pietro di Castiglia
Con che nome la chiamerà quando s’incontreranno
nelle sue gonne ricamate di seta e di velluto?
È tutto ciò che riesce a chiedersi,
intrappolata a bordo di questa nave all’attracco
nelle sue gonne ricamate di seta e di velluto,
sfiorando il volto smaltato del suo promesso.
Intrappolata a bordo di questa nave all’attracco
la luce marina s’increspa alla finestra,
sfiorando il volto smaltato del suo promesso.
Nessuno a darle il benvenuto.
La luce marina s’increspa alla finestra
e lei è sola. No, non è mai sola.
Nessuno a darle il benvenuto,
né un cortigiano, né un supplice, né un prete.
È sola. No, non è mai sola.
Il cielo fuori è denso di fumo.
Dove stanno un cortigiano, un prete, un supplice
che la portino dal principe promesso da suo padre?
Il cielo è denso di fumo
che annoda spirali: un labirinto di rose nere
che la portano dal principe promesso da suo padre.
Suo padre ne rideva, che lei amasse la bellezza –
le sete annodate, il labirinto di rose –
nel suo mondo, l’amore è potere;
rideva che lei amasse la bellezza.
Ma adesso, là fuori, figure mascherate s’affrettano
e la bellezza – lei lo vede – è l’unico potere che ha ancora.
Un nodo spesso le prende la gola.
Là fuori, figure mascherate s’affrettano
mentre una falce di uccelli oltrepassa la strada.
Un nodo spesso le prende la gola.
Questo non è il regno che le avevano promesso,
la sua falce di uccelli oltrepassa la strada,
dove l’aria odora di rose marcite,
cenere di un regno che non le avevano promesso.
Una luce fredda lecca il volto del suo sposo.
L’aria odora di cenere e di rose.
Presto cavalca incontro a suo marito,
una luce fredda lecca il suo volto –
nessun mondo dura per sempre. E lei non può più vivere
se non cavalca incontro a suo marito,
sorridendo mentre le sue mani pallide la toccano.
Nessun mondo dura per sempre. E lei non può vivere
un istante di più su questo mare freddo e immobile.
Lei sorride, mentre le sue mani pallide la toccano.
Con che nome la chiamerà quando s’incontreranno
lontani da questo mare freddo e immobile?
Che strada oscura percorreranno insieme?
È tutto ciò che riesce a chiedersi.
(© Daniele Gigli, 2024. Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)

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