Le tre del pomeriggio di un venerdì. Il giusto perseguitato dalla giustizia, la sapienza violentata dai dotti. E la foia anonima, senza volto e senza volontà dei molti sul singolo – massa e potere, sacro e violenza.
Un brano dalla poesia Nones di Wystan H. Auden, pubblicata nel 1951 e poi confluita in Horae Canonicae (1955).
Nones, 1-32
di Wystan H. Auden (1951)
Ciò che sappiamo essere impossibile,
_____ma che di tempo in tempo fu predetto
da sciamani, eremiti selvatici, sibille
_____farfuglianti nei loro deliri,
o rivelati a un bimbo in qualche rima fortuita
_____come vivere e uccidere, sta per accadere
prima che ce ne accorgiamo. Ci sorprende
_____quanto sia svelto e facile il nostro atto
e ci disagia: appena le tre,
_____metà pomeriggio, e il sangue
del nostro sacrificio è già
_____secco sull’erba; non eravamo pronti
a un silenzio così presto e improvviso;
_____il giorno è troppo caldo, troppo quieto, troppo luminoso,
troppo tutto – e il morto resta troppo niente.
_____Cosa faremo fino a notte?
Il vento si è fermato e abbiamo perso il pubblico.
_____I molti senza volto che sempre
si raccolgono là dove un mondo va in frantumi,
_____scoppia, brucia, è rotto,
cade, è fatto a pezzi, dilaniato, segato in due,
_____sono dissolti. Non uno
di quelli che all’ombra dei muri e degli alberi
_____ora giacciono stesi, dormendo tranquilli,
ricordano – pecore inermi – perché
_____o per che cosa gridasse stamane,
così forte alla luce del sole.
_____Messi alle strette direbbero:
«Un mostro dall’occhio arrossato,
_____e una folla l’ha visto morire, non io».
Il boia è andato a lavarsi, i soldati a mangiare:
_____veniamo lasciati da soli con ciò che si è fatto.
(© Per la traduzione e per la nota Daniele Gigli, 2025. Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)

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