La notte, la culla dei pensieri. La mente che ricalca il vissuto e il non-vissuto, il visto e il conosciuto: Luna, stelle, cielo, i colli di Giudea dove anche Dio discese un giorno a camminare.
Per queste strade camminiamo giorno e notte, di desiderio in desiderio, timidi e invadenti nel ferire il tempo che scorre, l’essere che diviene.
(Dal Canto di me stesso di Walt Whitman, nella versione ultima del 1892).
Song of Myself, 33, 789-797
di Walt Whitman
Solitario a mezzanotte nel cortile, i miei pensieri già da un po’ lontani,
Camminando i vecchi colli di Giudea col bel Dio gentile al mio fianco,
Sfrecciando lo spazio, sfrecciando il cielo e le stelle,
Sfrecciando tra i sette satelliti e l’anello vasto, e il diametro di ottantamila
_____miglia,
Sfrecciando tra comete caudate, scagliando palle di fuoco come il resto,
Portando la bimba crescente che ha in grembo la sua madre intera,
Tempestando, godendo, progettando, amando, attenzione facendo,
Indietreggiando e invadendo, apparendo e sparendo,
Percorro giorno e notte queste strade.
(© Per la traduzione e per la nota Daniele Gigli, 2025. Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)

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