Era il 2015, e da almeno quattro o cinque anni vivevo una situazione dolorosissima all’interno della comunità che avevo scelto di abitare. Dopo aver passato la vita a non credere in niente, dopo aver finalmente visto e creduto, adesso vedevo l’incenerirsi della verità nel tentativo di possederla, l’amore incancrenirsi nella violenza escludente che acceca e rende impossibile vedere l’altro.
In quel lungo calvario molto conobbi di me e del mondo, molto credetti di conoscerlo. Sono passati dieci anni, anche di più – e più cammino, più rammendo, più il sentiero sembra farsi accidentato e la tela slabbrata.
Tante cose e persone sono andate via o io sono andato via da loro; altre ne sono arrivate e non ho saputo o potuto trattenerle; cammino ancora come nella nebbia e vedo come se guardassi in uno specchio. Ma una cosa, di quel tempo, rimane: la sicurezza che i nemici esistono, il male esiste, il male gratuito e cattivo pure, ma che prima di ogni oggetto il problema è nel soggetto. Che la prima violenza alla realtà e a me stesso, quando non mi metto davanti al mio male, alla mia possibilità di male, sono io a compierla.
Queste righe che vanno a capo nacquero allora (finiranno nel 2019 in quello che è per adesso il mio ultimo librino di versi): del tutto incapaci a restituire un’unghia di tutto quanto ho appena scritto, ma ancora capaci di farmi sentire l’abbraccio – come allora – di una parola che chiede, di un soggetto che si mette sotto accusa davanti ai suoi carnefici, di un’aspirazione alla verità, alla bellezza e alla fraternità che nessun orrore può strapparmi di dosso – non per mio merito, ma per natura umana.
Di odore e di generazione, 6
Così qui stiamo: qui
nel numero dei molti, appresi appena
della vita della morte degli infiniti affanni –
chiedi e prendi, chiedi e prendi a sfinimento, senza requie –
appresi al male d’altri più che al nostro,
sì com’è normale, ma che male
quale danno incede in questa lotta informe
se il nemico non ha nome e oggetto
e senza faccia si alza nella pelle il ghiaccio,
il gelo di un’idea assassina.
Qui, dove nessuno mai si sbaglia
e si rimuove il danno con l’errore,
il male via si spazza insieme al bene,
con amore.
(© Daniele Gigli, 2019-2025. Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)

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