Innamorarsi. E senza accorgersi, porre indosso all’amato una propria immagine dell’amore. Sforzarsi con sacrificio e devozione di conformarsi a questa immagine, rinnegare se stessi e l’altro per accondiscendere alla nostra idea dell’altro – fino a scordarci di chi e di che cosa ci siamo innamorati, fino a dannarci perché lui è esattamente ciò di cui noi ci siamo innamorati e non l’oggetto di dedizione cui vorremmo assomigliasse.
Un doloroso brano dal dialogo tra Edward e Lavinia dalla prima stesura di The Cocktail Party (1948 circa).
Da Cocktail Party, prima stesura, atto I
di T.S. Eliot
LAVINIA
Pensavi di essere altruista: era solo passività.
Volevi sempre essere sostenuto, incoraggiato…
EDWARD
Incoraggiato? A fare cosa?
LAVINIA
_____________________ A pensar bene di te.
Lo sai che sono io ad averti fatto lavorare in tribunale,
Lo sai che sono io ad averti spinto a fare qualcosa
Delle tue ambizioni politiche. Ma per me
Non erano che sogni a occhi aperti. E voleva dire invitare
Le persone più aride tra le aride
A cena e alle più aride conversazioni.
È così che hai potuto credere nella tua stessa esistenza.
Pensavo che avere una ragione
Per pensar bene di te stesso ti avrebbe acquietato,
Che ti avrebbe reso più umano. Ma invano:
Tutto ciò che provavo peggiorava le cose,
E non appena ti si dava quello che volevi,
Ecco che volevi qualcos’altro. Ti tratterò in ben altra maniera
In futuro.
(© Daniele Gigli 2025 per la traduzione e il commento. Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)

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