Mimare il mondo, imitare il mondo per scoprirlo, per crescere. Per abitarlo nel gioco – nella scoperta che ogni stagione ha il suo passo, e che l’albero su cui ti arrampichi per amore non perciò darà i suoi fiori prima del tempo.
Una versione da Oscar Wilde.
Le Jardin des Tuileries (1885)
di Oscar Wilde
L’aria punge e gela quest’inverno,
punge e gela il sole a settentrione
ma i bambini intorno alla panchina corrono
come piccole creature d’oro danzante.
A volte intorno al chiosco colorato
si pavoneggiano – al modo dei soldati, a passi larghi –
a volte si nascondono, briganti dagli occhi di ghiaccio,
tra i rami spogli del boschetto.
Altre volte, ancora, mentre la vecchia tata medita
il suo libro, di nascosto tagliano la piazza
e varano le loro flotte
dove un Tritone enorme si contorce nel suo bronzo verdastro.
Adesso invece fuggono, mimando il volo,
corrono in banda con il loro chiasso
e mano dopo mano salgono
sull’albero brunito e senza foglie.
Crudele, l’albero – se fossi lui,
e dei bambini mi si arrampicassero,
per loro, anche d’inverno, sboccerei
di fiori bianchi e blu di primavera.
(© Daniele Gigli per la traduzione e il commento. Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)

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