La fine, l’inizio, il male e lo sconforto che sempre paiono tornare. La speranza che davvero ci sia un tempo per ogni cosa e una cosa per ogni tempo, che non debba risolversi tutto nel cono d’ombra della morte.
Una versione dai versi iniziali di East Coker (1940).
East Coker, I, 1-13
di T.S. Eliot
Nel mio principio è la mia fine.
________________________ In successione
s’alzano case e cadono, crollano, si ampliano,
o vengono distrutte, demolite, restaurate, o al posto loro
spunta un campo, una fabbrica, uno svincolo di tangenziale.
Vecchie pietre per nuove costruzioni, vecchia legna per nuovi fuochi,
vecchi fuochi in cenere e cenere alla terra
ch’è già carne, pelo e feci,
ossa d’uomo e bestia, stelo di grano e foglia.
Case vivono e muoiono: c’è un tempo per edificare
e un tempo per vivere e per generare
e un tempo perché il vento rompa il vetro sconnesso
e scrolli l’asse dove il topo di campagna trotta
e scrolli l’arazzo logoro intessuto del suo motto silenzioso.
(© Daniele Gigli per la traduzione e il commento. Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)

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