Per chi è curioso della vita e della morte gli archivi sono un posto felice. Perché sono pieni di vita e di morte, di vite che si dipanano mentre il mondo intorno fa sorgere e crollare case e imperi. C’è sempre un signor Tizio Caio che sbuca fuori con la sua vita del tutto ordinaria mentre la grande Storia, quella con la maiuscola che finirà sui libri, lo oscura con la sua grande ala di dimenticanza.
E poi ci sono volte in cui la grande storia e la piccola storia si fanno più prossime, fin quasi a combaciare, e capita così di ritrovarsi davanti un fascicolo del 1927 intitolato a penna «Stravinski Igor». Strabuzzi gli occhi, ma è proprio così: «Stravinski Igor». Siamo nel fondo del Gabinetto della Prefettura di Milano, che ne vorrà mai sapere la Prefettura della Milano fascista di Stravinskij?
Il fascicolo è esile, pochissimi fogli, e fin dal primo si capisce perché sia stato istruito: un delatore! Patriota o invidioso? Il funzionario del Ministero dell’Interno che scrive è il primo a chiederselo: «Un maestro di musica non a fondo conosciuto, e che però potrebbe agire anche per odio verso il più grande dei compositori esteri, avrebbe asserito che a Nizza sarebbe stato impiantato un posto di vedetta internazionale politica, ad opera di Jgor Strawinski». Sarà vero? Stravinskij approfitta dei suoi editori italiani per fare spionaggio in favore della madrepatria? Non lo è. Intanto, perché basterebbe ricordare l’apprezzamento non proprio entusiastico dello stato sovietico nei confronti della sua musica e della sua persona; ma soprattutto, perché i fatti descritti sono millantati. A stretto giro di posta la questura fa le sue indagini e invia il proprio resoconto: Stravinskij non ha nessun editore italiano, e in second’ordine l’unica cosa che pare interessargli è la musica, se vero che passando da Milano l’anno precedente ha trascorso molto del suo tempo lì ricevendo visite dai massimi dirigenti della Scala. Un puro musico, insomma, che non risulta «abbia rapporti con artisti italiani per gli scopi indicati nella citata lettera di codesto Ministero» ma che anzi «persone degne di fede, che lo conoscono intimamente, non […] giudicano capace di politica e di azioni avverse al Governo Nazionale».
Buona fama riabilitata, ministero rassicurato. Stravinskij non è il babau, tocca aspettarne un altro.
(© Daniele Gigli, 2025. Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte. Il fascicolo citato si trova presso l’Archivio di Stato di Milano, nel fondo del Gabinetto della Prefettura, I serie, 1901-1939)

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