Pensando stasera a Michelstaedter, il ragazzo dalla mente di cristallo, trasparente e fragile come cristallo.
Pensando a lui e alla sua mente, una mente che brucia e si consuma bruciando, di corsa – e che di tutto intorno a sé fa presto cenere. Una mente che è dono e che è condanna, che accelera il tempo fino a una vecchiezza adolescente.
Un uomo così, imberbe e stravissuto, che ha contemplato l’orrore del nulla prima ancora di scoprirsi vivo.
Un uomo così, una mente così, come può conservarsi, come e per che cosa può continuare a vivere?
Una mente che a vent’anni ha già così lucida davanti agli occhi la terribilità del nulla e della solitudine, l’inutile volgarità di ogni illusione – una mente così, che a vent’anni può già farsi sorella di Mallarmé e del suo lamento, la carne è triste, ahime! e ho letto tutti i libri,
Una mente così come può ancora vivere, per chi e per che cosa può continuare,
Senza che un dio venga a salvarlo?
(© Daniele Gigli, 2025. Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)

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